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    26 Ottobre

    L'addizione
    è l'operazione aritmetica
    che ci permette di associare a due numeri, detti addendi,
    un terzo numero, detto somma o totale,
    a cui si perviene
     contando
     successivamente al primo
    tanti numeri consecutivi
    quante sono le unità del secondo.
     
        Esempio (...uno a caso!): 
     
    44 + 1 = 45
     
    Sorpresa
     
     
     
     

            

    .

                   

    Sale la nebbia sui prati bianchi
    come un cipresso nei camposanti
    un campanile che non sembra vero
    segna il confine fra la terra e il cielo.

    Ma tu che vai, ma tu rimani
    vedrai la neve se ne andrà domani
    rifioriranno le gioie passate
    col vento caldo di un'altra estate.

    Anche la luce sembra morire
    nell'ombra incerta di un divenire
    dove anche l'alba diventa sera
    e i volti sembrano teschi di cera.

     
    Ma tu che vai, ma tu rimani
    anche la neve morirà domani
    l'amore ancora ci passerà vicino
    nella stagione del biancospino.

    La terra stanca sotto la neve
    dorme il silenzio di un sonno greve
    l'inverno raccoglie la sua fatica
    di mille secoli, da un'alba antica.

    Ma tu che stai, perché rimani?
    Un altro inverno tornerà domani
    cadrà altra neve a consolare i campi
    cadrà altra neve sui camposanti.

     

    V. Matteucci: "Notte" - La Divina Commedia

      

    La Divina Commedia - L'Opera-  L'uomo che cerca l'amore (di Mons. Marco Frisina)

    NOTTE

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    Mi ritrovai per una selva oscura
    Chè la diritta via era smarrita

    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
    Esta selva selvaggia e aspra e forte
    Che nel pensier rinnova la paura…

    Notte che dilaghi dentro me
    Notte che oscuri la mia vita
    Notte che avvolgi la mia mente
    In un cammino senza strade

    Chiuso in un abisso senza uscita
    In un abbraccio gelido
    In questa angoscia io mi perdo
    In una selva tra le tenebre

    Cerco
    Una speranza che m’illumini
    Cerco una strada oltre il buio
    Mentre mi perdo in questa notte
    Mentre smarrito cerco l’alba
    E grido al cielo
    Grido il dolore di ogni uomo
    La vita
    Che è dolore dentro me…

    Tenebrosa selva che mi stringi
    In un abbraccio senza amore
    Lascia che veda un po’ di cielo
    Al di là di queste tenebre

    Cerco
    Una speranza che m’illumini
    Cerco una strada oltre il buio
    Mentre mi perdo in questa notte
    Mentre smarrito cerco l’alba
    E grido al cielo
    Grido il dolore di ogni uomo
    La vita
    Che è dolore dentro me

    "Entre Les Murs", di Laurent Cantet

     
    ...Alla fine del film  si impone la domanda:
    che fare?
     
     Al bravo insegnante della periferia parigina morde dentro probabilmente,
    per quanto non esplicitata, la consapevolezza che
     il problema non è "cosa fare?", ma "chi essere?".

    Chi essere la mattina quando ci si guarda allo specchio,
    chi essere quando si entra in classe e si chiude la porta alle spalle.  
    Chi essere, cioè in chi riporre la propria fiducia
    per essere abilitati ad insegnare ad altri il cammino introduttivo alla realtà?

    Credere nei presupposti filosofico-pedagogico-sociologici
    delle teorie didattiche, per quanto aggiornati,
     o nella positività della realtà
    alla quale si apre la nostra ragione gustandone poco a poco il significato?
     
     Da questo sguardo, che anzitutto è dell'insegnante,
    può ripartire la scuola dell'esperienza e della conoscenza,
    che non è una teoria rivoluzionaria da proclamare, ma una umile quanto tenace proposta.

    Il docente del film ne esce forse non sconfitto ma mogio e disilluso;
    a noi l'impresa di costruire la scuola pare un compito da assumere ogni giorno,
    in quaunque condizione sociale o politica veniamo a trovarci.

     

    Il lavoro degli insegnanti

    SUGLI INSEGNANTI BRUNETTA SBAGLIA

     

    Le parole riportate da la Repubblica (9 ottobre, p. 24) e attribuite al Ministro Brunetta, secondo il quale gli insegnanti italiani lavorano poco, non sono aggiornati, sono abusivi della cattedra non avendo dato concorsi e ricevono in busta paga più di quello che meritano non ci vedono per nulla d’accordo. Ministro, ci dispiace smentirla: la maggioranza dei docenti italiani fa molto di più di quello che una politica miope talvolta loro riconosce. Come associazione professionale possiamo documentare esempi diffusi di dedizione al compito di istruire ed educare i giovani che va ben oltre le ore della lezione in classe. D’altra parte sono anni che, occupandoci di aggiornamento di docenti, chiediamo il riconoscimento della carriera del docente, la riqualificazione periodica della categoria mediante una prassi consolidata e riconosciuta di formazione e autoaggiornamento, un sistema diverso di reclutamento che faccia dell’insegnante un vero (libero) professionista. Se c’è qualcosa che non va è il ripetersi costante dei luoghi comuni sulla scuola e su chi la fa, segno dell’incapacità di capire e leggere quello che veramente succede “entre le murs”.

     

      Fabrizio Foschi

     

    Presidente dell’associazione  Diesse (Didattica e Innovazione Scolastica)

     

     

    Gli insegnanti, come dice Brunetta, sono lavoratori part-time?

    - Intervista al maestro Marcello D'Orta -

    Maestro D’Orta, è così? Gli insegnanti lavorano a metà e guadagnano uno stipendio intero?  

    Anch’io purtroppo conosco molte persone che ancora ritengono che l’insegnante faccia quattro ore al giorno di lavoro, e tre mesi di festa. Questa è una convinzione dura a morire, perché per decenni è stato così: il maestro stava in classe dalle 8 alle 12 e poi andava a casa, e si faceva giugno, luglio e agosto in vacanza. Adesso la situazione è completamente cambiata: le ore sono più di quattro; ci sono i corsi di aggiornamenti; ci sono state fino a quest’anno le schede di valutazione, che richiedevano tutto un complesso e impegnativo giudizio psicologico; c’è la compilazione del port-folio, una sorta di dossier sui ragazzi; i mesi di ferie non sono tre, perché almeno per tutto giugno si è impegnati. Insomma, c’è tutto un mito da sfatare.

     

    Si sentirebbe quindi di dire che quello dell’insegnante è un lavoro duro?

     È un lavoraccio, soprattutto se fatto in determinati ambienti. E bisogna pure aggiungere che questi “determinati ambienti” non sono pochi in Italia: praticamente quasi tutto il Mezzogiorno presenta grossissime difficoltà. Io ho una certa esperienza, perché per quasi vent’anni ho insegnato nelle periferie degradate di Napoli, come a Secondigliano; ma non c’è grossa differenza rispetto a certi  quartieri di Palermo, Catania o Bari. Ma anche in certi posti della periferia di Milano o di Roma la situazione spesso non è molto diversa. A testimonianza che il mio lavoro non era una passeggiata, basti solo ricordare che io mi sono preso tre esaurimenti nervosi.

    ...                                                                            

            

    VITADAPROF

    ORA BUCA

    La chiamano ora buca. Però, se ci pensi bene, buchi non ne ha: è una bella ora della tua vita, come le altre. L’orario ha un buco, non l’ora.
    Ad altri lavoratori capita l’orario spezzato. I prof hanno l’orario groviera. E le 18 ore diventano subito 22. Uscire? Per andare dove?
    Restano a scuola, e lavorano. Qualcuno corregge, qualcuno sistema il registro, qualcuno studia. Perché i prof studiano. Ditelo a Brunetta.
    Di solito nessuno si lamenta per i buchi: servono a riprender fiato: fare un’ora di lezione non è come un’ora di lavoro al computer. Eppure, chi lavora al computer ha diritto a pause comprese nell’orario di lavoro. Le pause del prof, invece, son “buchi”.

    A ben vedere, i buchi hanno anche un altro significato: riducono il prof al ruolo di bracciante intellettuale ad ore. Come se ci dicessero: «Sta lì e aspetta, se ho bisogno ti fo’ fare una supplenza e ti pago, altrimenti…». Si sa: la paga non è gran che e molti arrotondano volentieri.

    E i miei buchi? Non son buchi per niente. C’è sempre qualcuno pronto a chiedere aiuto, persino il tecnico del laboratorio di informatica o la segreteria, ma, in fondo, mi piace.